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Le successioni negli Emirati – cosa è importante sapere

Le successioni negli Emirati – cosa è importante sapere

In questo post tratterò delle successioni, un argomento che interessa più da vicino coloro che risiedono già stabilmente negli EAU o coloro che intendono trasferirvisi con la famiglia o che posseggono delle proprietà nel paese. È un tema che riguarda la maggioranza della popolazione degli EAU in quanto expat. Infatti negli Emirati il diritto successorio è stato sempre piuttosto confuso e all’atto pratico sfavorevole nei confronti degli expat. Dal 2015 qualcosa è per fortuna cambiato – e vedremo fra poco che cosa.

 

In poche parole, la domanda è: cosa succede alle proprietà di una persona in caso di sua dipartita?

Partiamo col dire che in EAU  — ma in realtà ovunque – è decisione molto saggia fare testamento e registrarlo correttamente. Detto questo, in passato, anche a fronte di testamento un expat non poteva avere la certezza che le sue proprietà fossero interamente distribuite secondo le proprie volontà testamentarie. In pratica accadeva che un expat faceva testamento secondo la legislazione nazionale da cui proveniva, lo traduceva in arabo e lo registrava presso il notaio e presso il Ministero della Giustizia e il Ministero degli Affari Esteri. Tuttavia, i tribunali emiratini di primo grado applicavano invece la Sharia, la legge islamica (a cui sottostanno i cittadini musulmani), e solo in appello il testamento così come originariamente redatto veniva onorato. L’intera procedura per uno straniero non solo era molto complessa, poiché la lingua di tutti i documenti è l’arabo, ma poteva richiedere anche molto tempo, mesi se non anni, a causa del sovraccarico di lavoro di cui soffrono anche i tribunali emiratini.

Perciò, in altre parole, se acquistavo una casa in comproprietà con mia moglie, non potevo stare tranquillo che questa sarebbe rimasta a lei, così come prevede la legge italiana. La successione dei beni, anche e soprattutto immobili, si è sempre trovata all’interno di una zona grigia del diritto emiratino. La Sharia, la legge locale, opera secondo il principio della “forced heirship” (successione necessaria) e prevede quote di legittima predeterminate e incontestabili. Esempio: eredi legittimi, o necessari (“forced heir”), sono il padre e i fratelli del deceduto che ricevono parte dell’eredità, mentre la figlia femmina riceve solo la metà di quello che riceve il figlio maschio. Disparità di trattamento è riservata anche alla moglie, a cui in genere non spetta più di del patrimonio.

Cosa accadeva ai figli minori d’età? Anche in questo caso, in assenza di testamento, è la Sharia a essere chiamata in causa:

  • se è il padre a mancare, la tutela del minore è affidata alla famiglia paterna o alla madre, solo se garantisce di non sposarsi più;
  • se è la madre a mancare, la legge stabilisce che debba esserci una figura femminile in casa per la cura del minore, da parte della famiglia materna o paterna indifferentemente;
  • se vengono a mancare entrambi i genitori, culturalmente è la famiglia paterna a ricevere la tutela del minore, inclusa l’eredità.

Tutto ciò si è rivelato essere un limite sempre più evidente per gli stranieri che volevano acquistare proprietà o investire in EAU.

Ma dal 2015, come accennavo all’inizio, la situazione si è in qualche modo sbloccata. A muoversi per primo è stato l’Emirato di Dubai, a conferma del suo spirito innovativo e aperto nei confronti della fetta maggiore della sua popolazione, gli expat appunto. Preso atto che le problematiche testamentarie si rivelavano controproducenti per la stessa economia e per il mercato del lavoro, il DIFC — hub finanziario e zona franca di Dubai — in accordo con il Governo ha istituito il DIFC Will and Probate Registry (Dubai W&PR), il registro delle volontà e dei testamenti, destinato ai cittadini non-musulmani con patrimoni a Dubai, unico esempio in tutta la regione del Medio Oriente.

Di cosa si tratta? Di uno strumento valido e non contestabile che permette agli expat di essere finalmente certi che il proprio patrimonio sarà distribuito secondo le volontà redatte nel testamento e che le disposizioni riguardo alla tutela dei figli saranno rispettate. Il DIFC, infatti, in quanto zona franca, gode di una legislazione autonoma che non è soggetta alla Sharia. La legge quindi si applica a tutti i beni mobili e immobili situati all’interno dell’Emirato di Dubai a patto che l’autore del testamento non sia di religione islamica.

Notizia recente è che a settembre il DIFC aprirà un ufficio a Ras Al Khaimah e che anche Abu Dhabi creerà presto il suo registro delle volontà e dei testamenti. Seguendo l’esempio di Dubai, gli Emirati di RAK e Abu Dhabi si sono attivati per rendersi ancora più competitivi e attrarre i migliori professionisti, creando l’ambiente più idoneo dove vivere e lavorare. In questo modo anche il patrimonio posseduto dagli expat in questi due Emirati potrà essere messo in sicurezza.

Come predisporre il testamento quindi? È consentito farlo da sé ma consiglio vivamente di rivolgersi a un legale abilitato, che sia in grado di redigere un documento valido, accurato e che resista alla prova del tempo.

Perché è importante affidarsi ad un professionista che conosca la normativa non solo emiratina ma anche nazionale del testatore? Perché nel caso in cui il testamento fosse impugnato dagli eredi, lo stesso potrebbe essere dichiarato nullo ed in tal caso  alla successione dei beni situati negli Emirati si applicherebbe la Sharia.

Quali sono i costi da affrontare? La registrazione di un singolo testamento ha un costo di 10.000 Dhs (circa 2.290€), mentre un testamento di coppia equivale a 15.000 Dhs (circa 3.340€). Se non si posseggono patrimoni a Dubai e si intende solo nominare il tutore per i figli minori d’età, il costo di una registrazione singola ammonta a 5.000 Dhs (circa 1.140€), per la coppia a 7.500 Dhs (1.720€).

 

Per maggiori informazioni sul Dubai W&PR o per una consulenza su questo argomento, contattami.

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