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I 4 motivi per considerare Dubai come meta di business o investimento e i 4 miti da sfatare (prima parte)

I 4 motivi per considerare Dubai come meta di business o investimento e i 4 miti da sfatare (prima parte)

Sono anni ormai che Dubai viene considerato uno dei luoghi migliori dove fare business e l’orientamento non accenna a cambiare. Secondo questo articolo di arabianbusiness.com, 21.950 imprenditori expat intervistati nel 2015 hanno collocato Dubai al secondo posto come miglior città al mondo dove iniziare un’attività, preceduta da Singapore e seguita da Hong Kong e Londra. I criteri di valutazione sono essenzialmente tre: il contesto imprenditoriale, la rete infrastrutturale, l’equilibrio vita-lavoro. Queste quattro città hanno ottenuto un punteggio che oscilla tra l’85 e l’87%, contro una media del 56% di altre città a livello globale.

Risiedendo a Dubai da quasi 10 anni ormai e avendo rapporti con il paese da 15, mi sono fatto una chiara idea del perché questa città è considerata a ragione come meta di business o investimento. Ecco quali sono i 4 principali motivi che individuo:

 

1. Livello di sicurezza tra i più alti al mondo

A Dubai si respira un clima di rispetto della legge, di educazione civica e di vigilanza da parte delle autorità. Il tasso di criminalità è uno dei più bassi del pianeta, grazie all’applicazione di pene molto severe per reati come l’uso di droghe (anche leggere), il consumo eccessivo di alcool e in generale illeciti considerati minori in molti paesi e che qui sono invece duramente sanzionati. La sensazione che si percepisce è di totale sicurezza e di protezione da parte delle forze dell’ordine (si calcolano circa 20.000 telecamere presenti ovunque che, insieme ad una intelligente dislocazione dei veicoli in servizio, permettono a pattuglie ed agenti in borghese di raggiungere qualsiasi punto della città in pochi minuti) . Collegato a questo, cito anche la stabilità politica di cui gode Dubai, e in generale di cui godono tutti gli Emirati Arabi. La famiglia regnante è al potere fin dalla nascita dello Stato e può vantare il più completo e fedele appoggio da parte della popolazione di nazionalità emiratina, grazie a politiche sociali efficaci che “coccolano” i cittadini. Sappiamo tutti come per l’imprenditore una situazione politica stabile e sicura sia determinante nella scelta del paese in cui investire.

 

2. Rete infrastrutturale con standard molto elevati

Le infrastrutture sono sempre state la punta di diamante di Dubai, ma Dubai vuole fare ancora meglio. Grazie al prossimo Expo 2020 che qui si terrà, la città sta dedicando particolare attenzione al tema dei trasporti e dei collegamenti sostenibili.

Gli Emirati Arabi Uniti vantano, prima di tutto, una delle compagnie aeree più dinamiche del mondo, la Emirates Airlines, che è in grado di movimentare più di 65 milioni di passeggeri l’anno, e l’aeroporto di Dubai è uno degli hub internazionali più grandi del mondo, affiancato dall’aeroporto internazionale di Al Maktoum. Le infrastrutture e le reti di trasporto rispondono tutte a elevati criteri di modernità ed efficienza, come per esempio la metropolitana driverless (considerata una delle più sofisticate al mondo) e la Sheikh Zayed Road, il più importante asse viario del Paese, un’autostrada a 6-8 corsie per direzione che collega Dubai e Abu Dhabi, e che per Expo vedrà la costruzione di una sezione sopraelevata che raddoppierà le sette corsie esistenti per circa 35 km. Sempre in occasione di Expo, la città si è impegnata nella realizzazione di uno dei progetti più importanti degli EAU, l’Etihad Federal Rail, la nuova rete ferroviaria del paese, che prevede 1200 km di linee ferroviarie per collegare i principali poli attrattivi degli Emirati. I due porti commerciali di Dubai, Rashid e Jebel Ali, sono tra i più importanti del Medio Oriente e in particolare quello di Jebel Ali è il porto artificiale più grande del mondo. Come non citare, infine, i giganteschi complessi polifunzionali del Dubai Waterfront, oggi rinominato Dubai South, e del Dubai World Central, e le isole artificiali di Palm Jumeirah, Palm Jebel Ali e Palm Deira.

 

3. Tassazione (quasi) zero

Il Dubai Tax Income Decree, del 1969, non prevede quasi nessuna forma di tassazione sui residenti: né imposte su persone fisiche o redditi da lavoro autonomo o dipendente, né Iva, né ritenute. Gli unici redditi d’impresa a venire tassati sono quelli prodotti da società operanti nel settore di esplorazione e produzione (E&P) di petrolio e gas e quelli prodotti dalle filiali di banche estere. Le imposte indirette applicate sul prezzo di acquisto o di vendita di un immobile si attestano al 2% di aliquota, mentre la tassa immobiliare è pari al 5% del valore annuo dell’affitto di un immobile ad uso residenziale e varia tra il 5 e il 10% per le unità ad uso commerciale. Anche i dazi doganali sono piuttosto bassi per la maggior parte delle merci estere importate, ossia il 5% del valore CIF (Cost, Insurance and Freight); per liquori e alcool il dazio sale al 50% del valore CIF e per l’importazione del tabacco al 100%. In caso di riesportazione è tuttavia possibile aggirare anche questo costo semplicemente registrandosi in una delle free-zone della città; tutte le merci straniere importate in una zona franca e successivamente esportate sono esenti da dazi doganali.

 

4. Fermento economico e innovazione

Fin da subito il Governo emiratino hanno adottato una lungimirante politica di diversificazione economica e produttiva, evitando di puntare tutto sul petrolio e sulle altre riserve energetiche, di cui sono i principali produttori, ma che soffrono di volatilità del prezzo – soprattutto il petrolio – e il cui carattere è finito. Gli Emirati si sono quindi rivolti prima alle produzioni collegate – industria petrolchimica, fertilizzanti, metallurgia, cemento – e in un secondo momento alla produzione manufatturiera, al turismo e al settore dei servizi in generale. Nello specifico, Dubai è sempre stata meno legata alle rendite petrolifere e si è ben presto affermata come grande forza economica capace di attrarre imprenditori e investitori da altri paesi e di stabilire durature relazioni commerciali. Dubai è molto focalizzata sul turismo, sul settore dei trasporti e della logistica, in misura ancora maggiore in vista di Expo 2020, sull’immobiliare e la finanza e da alcuni anni a questa parte sul mercato dell’e-commerce che al momento negli EAU ha un giro d’affari di 2,5 miliardi di $, con la previsione di raggiungere quota 10 milioni di $ entro il 2018. La strategica posizione geografica dell’Emirato di Dubai consente di usare la città anche come punto di riferimento per fare business negli altri paesi del Golfo, come per esempio il Qatar, l’Arabia Saudita, l’Oman ed oggi anche l’Iran o verso l’Estremo Oriente.

 

Ma, detto questo, è importante precisare che Dubai non è l’Eldorado, non è il paese dei ricchi dove è facile fare soldi. Parliamo invece di un mercato competitivo, difficile, dal quale ricevi apprezzamenti solo se dimostri di essere radicato sul territorio da un certo periodo di tempo. Nel prossimo post mi soffermerò quindi sui 4 miti da sfatare, per mettere così Dubai nella più giusta e completa luce.

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