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I 4 motivi per considerare Dubai come meta di business o investimento e i 4 miti da sfatare (seconda parte)

I 4 motivi per considerare Dubai come meta di business o investimento e i 4 miti da sfatare (seconda parte)

Dopo aver passato in rassegna le quattro ragioni principali che promuovono Dubai come una delle migliori mete dove investire e fare business, è buona cosa parlare anche di quei luoghi comuni o stereotipi che circolano attorno alla città di Dubai quando viene citata in senso professionale, non turistico.

Ecco quindi i 4 miti da sfatare:

  • Dubai = successo e soldi facili

Come già accennato nel post precedente, Dubai non è un Eldorado, dove basta avere un’idea imprenditoriale qualsiasi per fare soldi facili. Forse era così all’inizio dell’espansione dell’Emirato, quando i primi imprenditori ed expat approdavano in un mercato ancora quasi totalmente vergine. Da allora questo luogo comune si è trascinato fino ai giorni nostri, ma la situazione è radicalmente cambiata. Gli expat – imprenditori o professionisti – sono ora quasi il 90% della popolazione totale, il che ha alzato considerevolmente i livelli di competitività e professionalità. Dall’esperienza accumulata in questi anni, vedo che risultati apprezzabili per chi avvia un’attività qui a Dubai arrivano solo dopo una media di tre/cinque anni, poiché il mercato locale tende a riconoscere e a “premiare” coloro che dimostrano di essere radicati sul territorio da un certo periodo di tempo. Anche se è vero che Dubai offre degli innegabili vantaggi all’imprenditore e un clima commercialmente vivace e dinamico, costanza e perseveranza sono le due qualità che anche qui pagano sul medio-lungo periodo.

  • Io metto il know-how = Dubai mette i soldi

Collegato al punto sopra, qui vorrei mettere in rilievo una caratteristica tipica dell’imprenditore italiano che si improvvisa tale. Fa parte un po’ del nostro modo di essere italiani quello di credere, in modo anche arrogante talvolta, che i mercati esteri siano alla spasmodica ricerca del nostro know-how, e che a noi basta mettere questo sul piatto. Ho avuto esperienza di molti imprenditori che erano convinti di impostare una partnership con una realtà emiratina su queste basi: io “che ho 20 anni di esperienza in questo settore” metto a disposizione il mio know-how, l’emiratino che ha i soldi, finanzia il progetto. Questo non accade mai. L’imprenditore italiano deve accettare il fatto che per avere successo a Dubai è necessario prima investire e poi, in una prospettiva di medio-lungo termine, guadagnare.

  • Dubai = lavoro facile

Come sopra; Dubai non è la città dell’oro dove basta arrivare per trovare lavoro. Ho visto molti italiani sbarcare a Dubai pensando che fosse un gioco da ragazzi venire assunti da un’azienda di qui che facesse loro da sponsor. Sì, le opportunità ci sono, e di gran lunga superiori rispetto all’Italia (il tasso di disoccupazione si aggira intorno al 2-3%), ma bisogna darsi da fare per poterle cogliere. Nessuno regala nulla, nemmeno a Dubai. Di certo uno degli aspetti più appetibili dell’avere un’occupazione nell’Emirato è che qui, come negli altri Emirati, non è prevista la tassazione personale, e pertanto il reddito netto risulta maggiore.Per poter lavorare e vivere a Dubai è necessario il Resident Visa che attribuisce una serie di diritti, tra cui prendere in affitto un appartamento, aprire un conto in banca, acquistare un’auto etc. Nel momento in cui un’azienda assume uno straniero, tale visto viene rilasciato automaticamente ed è pertanto legato al datore di lavoro; si dice, cioè, che l’azienda fa da “sponsor”. Attenzione quindi alla professionalità e alla serietà di chi si sceglie come propri sponsor, poiché, qualora il rapporto di lavoro si interrompesse, è previsto un periodo di tempo massimo di 30/90 giorni (a seconda della cittadinanza del lavoratore) per trovare un’altra occupazione. Dopodiché si è tenuti a lasciare il paese.Altro punto importante da tenere in considerazione: Dubai non è la Londradel Medio Oriente, in cui andare per fare un’esperienza di lavoro qualsiasi dopo gli studi (cameriere, barman etc). A Dubai esiste una marcata, seppur “non scritta”, classificazione professionale a seconda dell’appartenenza etnica o sociale. Ad esempio, i tassisti sono per lo più indiani, pakistani o filippini, così come i camerieri nei centri commerciali o nelle grandi catene. Un italiano che cerca lavoro a Dubai come cameriere difficilmente verrebbe preso in considerazione, a meno che non si tratti di ristoranti di un certo livello e per posizioni come maitre, chef etc. Quindi l’esperienza che un italiano vuole fare propria a Dubai deve essere specializzante, mirata al settore di competenza. I profili maggiormente ricercati si concentrano nel settore finanziario, ingegneristico, in particolare edile-civile, e IT.

  • Rischio seconda bolla immobiliare

Nel 2009 Dubai ha sofferto di un pesante collasso del comparto real estate, che ha visto crollare il valore delle case, la chiusura di molti cantieri per l’insolvenza dei costruttori e un grave affanno da parte del sistema creditizio locale. Da allora la crisi è stata superata, i prezzi dell’immobiliare sono tornati a crescere fino al 35-40%, si è ripreso a costruire grandi palazzi e progetti faraonici e gli investimenti esteri sono cominciati a rifluire nel paese. Alcuni esperti hanno paventato il rischio di una seconda bolla immobiliare, che tuttavia è assai improbabile che si riproponga. Prima di tutto grazie al prossimo Expo 2020, che si stima attrarrà fino a 25 milioni di visitatori, e grazie anche ad alcune misure tutelari applicate dalle autorità per regolamentare con più attenzione il settore, come l’aumento della tassa sulle transazioni che è passata dal 2 al 4% per disincentivare eventuali speculazioni, e certe limitazioni sulle concessioni dei mutui per ridurre l’utilizzo della leva finanziaria e conseguentemente l’esposizione dei progetti alle incertezze del mercato (le banche non possono finanziarie più del 75% del valore dell’immobile  agli stranieri e più dell’80% agli emiratini). Ad attrarre più investimenti nel residenziale sono le metrature piccole – monolocali o one-bedroom – in linea con il carattere della città, giovane e dinamica.

Nei prossimi post mi soffermerò anche sull’aspetto culturale che influisce in ambito imprenditoriale, per consentirvi una visione sempre più ampia e completa di Dubai, e per rendervi il più possibile informati. Se state leggendo queste pagine è probabilmente perché o siete nella prima fase, ossia interessati a questo paese e quindi alla ricerca di informazioni, oppure siete nella seconda fase, ossia avete già deciso che Dubai è la vostra meta di business e avete bisogno di notizie più mirate e specialistiche. Nel blog ci sarà anche questo tipo di materiale, case-history e testimonianze di casi trattati anche solo pochi mesi fa.

CTA: Se vuoi fare business a Dubai in modo sicuro, evitando i rischi che si celano dietro falsi miti,contattami.

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